Traffici poco chiari in Sudamerica: dubbi e polemiche

Traffici poco chiari in Sudamerica: dubbi e polemiche – La denuncia dell’on. Fabio Porta del Pd –

Il malaffare, a quanto ci risulta, non è una prerogativa esclusiva della politica italiana del nostro paese. Il suo esercizio, ci spiegano i nostri lettori di oltre confine, nelle tante mail inviateci, viene anche lì, proprio all’estero, curato con attenta dedizione e sempre maggior sfacciataggine, dai parlamentari italiani eletti dalla nostra enorme Comunità residente in tutto il mondo.

Dopo i noti, troppo ripetitivi brogli elettorali compiuti fuori dall’Italia con le schede taroccate, sulle cui denunce circostanziate presentate, come di consueto, vige il disinteresse più assoluto da parte delle istituzioni competenti, prosegue ormai inarrestabile il conflitto, scatenatosi da fin troppo tempo, tra i nostri parlamentari eletti all’estero.

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Notizia non nuova, che già da mesi girava, ma ora rispolverata e argomentata in maniera un po’ meglio circostanziata, quella diffusa ieri in un comunicato dall’on. Fabio Porta, parlamentare anch’egli eletto all’estero ed esponente di spicco alla Camera del suo partito, il PD-Partito Democratico. Nella informazione data alla stampa, si fa espressa menzione di traffici poco chiari nella costruzione di un ospedale e di una cancelleria consolare in Sudamerica, ad opera di un personaggio, di professione imprenditore edile, fattosi eleggere parlamentare in maniera discussa e divenuto, in seguito, addirittura sottosegretario di governo nelle precedenti legislature.

Il deputato del PD esordisce criticando la totale indifferenza del governo e della stessa politica in generale. Con essa, forse anche alludendo al ministro degli Esteri e vice presidente del Consiglio dei Ministri, sempre sul comunicato diffuso in questi giorni, nel quale l’Ambasciata e il Consolato italiano in Venezuela prendono, formalmente e definitivamente, le distanze dall’Ospedale italiano, inaugurato poco più di un anno fa, sotto la solita fanfara di comunicati roboanti del MAIE-Movimento Associativo Italiani all’Estero e del suo Presidente, ex senatore e sottosegretario di Stato, Riccardo Merlo.

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“Non c’è voluto molto tempo” – afferma testualmente il parlamentare PD – “da quanto evidenziato pubblicamente da Ambasciata e Consolato italiano in Venezuela, in merito sempre al rapporti del MAIE con il discusso Ospedale di Caracas, per scoprire che quella del nosocomio venezuelano era stata soltanto un’operazione di facciata e di propaganda, o forse ancora peggio, da parte dello stesso MAIE e dell’ex sen. Merlo, una iniziativa che invece di far beneficiare i nostri connazionali bisognosi di assistenza, finiva con il favorire i “soliti noti” della nostra collettività, alla ricerca di un’ulteriore occasione per aumentare traffici e influenze personali”.

Prosegue duramente l’on. Porta: “Non ci meraviglieremmo se tra qualche tempo, magari quando l’attuale ambasciatore d’Italia in Uruguay sarà andato in pensione, venisse diffuso un analogo comunicato, sempre ad opera di Ambasciata e Consolato italiano in Uruguay, con il quale si decida di prendere, come quello già inoltrato formalmente ai media dalle rappresentanze diplomatiche venezuelane, le distanze dall’operazione che, in maniera affrettata e poco trasparente – come antecedentemente denunciato in una mia interrogazione parlamentare al riguardo – ha portato alla costruzione della nuova cancelleria consolare a Montevideo. Operazione che, sia detto per inciso, ad oggi non ha migliorato in nulla i servizi consolari, senza oltre tutto peraltro minimamente incidere sulla esagerata, interminabile attesa dei connazionali, relativamente alle pratiche di passaporti e cittadinanze”.

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Affermazioni gravi quelle dell’esponente del PD. A quanto appare neanche dettate da esclusivi motivi di rivalsa e di polemica quale esponente di un partito all’opposizione. L’intento del deputato, apparsoci sincero, invece, sembra essere dettato dal solo desiderio di scoperchiare e di provare ad eliminare, una volta per tutte, questo ignobile “verminaio” affaristico e di traffici economici poco limpidi, da tempo venutisi a creare. Illecite, discusse intraprese, quest’ultime, per di più realizzate strumentalizzando e turlupinando gli inconsapevoli elettori della nostra Comunità all’estero.

Molte le mail pervenute al nostro giornale da quanti, fuori dall’Italia, continuano a leggerci. In ciascuna di esse il lettore, stigmatizzando duramente il fatto denunciato, si dichiara particolarmente curioso di conoscere se, per lo meno una volta, anche solo per dare un primo buon esempio di cambio di marcia, il nuovo governo si degnerà di dare una benché minima risposta di chiarimento sullo sconcertante tema sollevato.
E su di esso, per la verità, anche noi come giornale, siamo curiosi di vedere come andrà a finire, pur se poco ottimisti.

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Certo l’atteggiamento tenuto ultimamente dal Ministro degli Esteri e vice presidente del Consiglio, sen. Tajani, non fa certo ben sperare né lettori né noi. “Signor Ministro”, chiedono con un po’ di delusione e rammarico i mittenti delle mail pervenuteci, “lei che, pur essendo un alto esponente di FI-Forza Italia, è anche il depositario di più alto grado anche dell’onere della cura dei rapporti con gli italiani nel mondo, non dovrebbe dimostrare di essere al di sopra delle parti e delle colorazioni politiche di maggioranza e opposizione, non presenziando in prima persona riunioni di partito degli attuali delegati all’estero unicamente di FI, come avvenuto nelle recente riunione tenutasi nei giorni scorsi alla Farnesina (si veda il comunicato stampa inviato ai soli delegati di FI all’estero ed ai loro iscritti per conoscenza)”?

In tal modo, sottolineano ancora dopo il retorico quesito, lei mostra di venir meno ai suoi doveri di imparzialità ed equidistanza e, quale vertice del Dicastero degli Esteri, di porsi al di sopra di tutte le altre parti, rappresentate in questo caso da parlamentari in carica e da delegati all’estero degli altri partiti politici, per di più insieme in maggioranza.
Molto più d’immagine, rilevano, sarebbe stato quello di svolgere questo incontro alla Farnesina, anche se velocizzato prematuramente e tenuto chiaramente in preparazione delle elezioni europee del prossimo anno, facendosi però rappresentare, per l’occasione e con apposita delega, dall’ex parlamentare Maria Tripodi, anch’essa di FI e attualmente sottosegretario alla Farnesina, oltre che dall’Europarlamentare incaricato dei rapporti con gli italiani nel mondo, on. Salvatore De Meo, anch’egli di FI.

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Concludiamo con un consiglio indirizzatoci sempre dai lettori, con la loro calda preghiera di sottoporlo all’on. De Meo. Questo quanto ci scrivono. “Un comunicato formalmente ineccepibile il suo, quello inviato, in occasione della recente riunione tenutasi al ministero degli Esteri, a tutti i delegati italiani di FI all’estero”. “Ma pieno di ovvietà” – aggiungono –  “di prospettive vuote e di frasi inconsistenti, utili solo a stimolare in senso negativo gli iscritti al partito”.

E aggiungono, infine, un’ultima segnalazione. “Non appare minimamente sensato che, delegati all’estero, rappresentanti di FI in ogni nazione, siano invitati in Italia, per un solo giorno e per unica riunione operativa, da tenersi in appena due ore, vengano fatti venire da paesi lontani, a loro spese e senza alcun rimborso da parte di FI”.  “I delegati all’estero, on. De Meo” – concludono i lettori mittenti le mail – “non venendo retribuiti dal Partito, vivono delle loro professioni e attività lavorative e non tutti, quindi, possono permettersi, nonostante la loro passione politica e partitica, di assentarsi dal loro lavoro retribuito per un viaggio a Roma, di giorni per i più lontani, e di sottrarre per di più, non prevedendosi per loro alcun rimborso economico, un importo di danaro, qualsiasi sia la cifra impegnata, ancorché minima, all’economia della propria famiglia”.

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Pier Francesco Corso